Samuel Beckett. E’ la prima frase di “Murphy”, citata da Guy Dammann in un post sugli incipit memorabili.
Ci sono arrivato partendo da un post di Prospect che discute degli incipit cattivi. Per esempio, questo è cattivo:
“Non era il fatto di essere morto che lo disturbava”.
Al primo istante attira la tua attenzione, al secondo senti l’eco di dozzine di altri incipit con lo stesso trucco.
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Aggiornamento (22.53): una mail gentile mi informa che si è concluso il concorso Bulwer-Lytton 2007 per il peggior incipit letterario. Il vincitore è (traduco senza tentare di migliorarlo):
“Gerald iniziò - ma fu interrotto da un fischio perforante il quale gli costò permanentemente il dieci per cento del suo udito, come fece a chiunque altro nel raggio di dieci miglia dall’eruzione, non che importasse molto perché per loro “permanentemente” significava i prossimi dieci minuti o giù di lì prima di essere seppelliti dalla lava ustionante o asfissiati dalle cenere soffocanti - a pisciare”.Vi ricorda qualche romanzo americano scoppiettante che avete letto? Forse qualche incontenibile giovane autore italiano? A me sì. Invece è un incipit immaginario (come da regolamento) e lo ha scritto Jim Gleeson, un tecnico televisivo del Wisconsin.
Edward George Bulwer-Lytton è l’autore di “Paul Clifford” (1830), che iniziava con “Era una notte buia e tempestosa”.
