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"Questa volta è toccato a Fruttero per la semplice ragione che il suo modo d’essere popolare, ovvero di piacere alle moltitudini, non è più popolare ed è passato di moda"

Carlo FrutteroFranco Cordelli, critico del Corriere, a proposito dell’arrivare ultimi a un concorso letterario (“Fruttero era anche lui un pop”, Corriere della Sera, p. 41).

A Fruttero (nella foto), la disgrazia è capitata al recente premio Campiello. A serata conclusa, Fruttero aveva commentato così il risultato: “La giuria popolare è orientata verso un certo tipo di narrativa, diversa dalla mia. Sono lettori medi, o medio bassi. Il pubblico popolare preferisce quello, non sto a tormentarmi troppo”.

Nell’articolo sul Corriere, Cordelli ricorda a Fruttero che anche lui, ai tempi belli, fu un marchio popolare (la ditta “Fruttero & Lucentini”). “La donna della domenica” fu un successo di vendite paragonabile ai successivi “Il nome della Rosa”, “Va dove ti porta il cuore”, ecc. Si può aggiungere anche l’esperienza di Fruttero & Lucentini alla guida di “Urania” che, con tutto il rispetto, non era certo una collana rivolta al pubblico alto.

Ora, io amo “La donna della domenica”, che è un romanzo vivo, ben scritto e intelligente. Penso che Fruttero abbia ragione a ritenersi uno scrittore di qualità. E però ha sempre scritto per il pubblico (cosa che, per quanto mi riguarda, accresce la sua statura). Per un autore come lui, mettersi a criticare i lettori medi è un po’ come sputare contro vento.