"La sera, prima di addormentarci, in quei pochi minuti che ogni uomo gode di distacco da tutto e da tutti, ci sentiamo poveri e delusi, miserabili di fronte a noi e come inconsapevoli traditori di una causa, la nostra causa, che non abbiamo servito"
Giorgio Scerbanenco in un taccuino del 1944, recuperato dalla figlia Cecilia in una vecchia cassa e ora pubblicato insieme ad altri inediti da Sellerio (“Annalisa e il passaggio a livello”). Attingo da Repubblica, che oggi ha pubblicato alcuni estratti (pp. 36-37).
“La nostra causa” non è altro che il vivere se stessi, invece di spendersi “in cose che, se servono alla nostra vita, sono pur sempre la parte accessoria, o che dovrebbe essere tale, di essa”.
Aggiunge Scerbanenco: “La somma delle ore della nostra giornata spesa in attività periferiche a noi, al nostro vero noi, è tale che è meglio non conoscerla e illudersi che noi siamo sempre al nostro servizio”.
