Ingmar Bergman, in un passo della sua autobiografia “La lanterna magica”. Sta parlando della sorella.
E’ uno dei passi citati da Woody Allen all’inizio di un articolo su Bergman del 1988. Gli altri passi sono dello stesso tenore.
“Mio padre era stato portato in ospedale per essere operato di un tumore maligno all’esofago. [Mia madre] voleva che andassi a trovarlo. Le dissi che non avevo né il tempo né la voglia di farlo”.
“Più o meno un mese dopo, mi aggredì all’improvviso e mi ruppe due denti davanti. Risposi appiccando fuoco al suo letto mentre dormiva” (è il fratello).
“Tentai di abbracciarla e baciarla, ma lei mi spinse via e mi schiaffeggiò” (la madre).
Allen osserva che se cresci in questo tipo di famiglia sei obbligato a diventare un genio: “o quello, o ti ritrovi a sghignazzare dietro le porte sbarrate di una stanza i cui muri sono stati spessamente rinforzati dallo Stato”.
Via Moreover.
