Cartesio, in “Le passioni dell’anima” (probabilmente).
Ho letto la frase in un articolo di Maurizio Ferraris sul Sole 24 Ore (“Metafisica della barzelletta”, p. 41). Ferraris vi recensisce un libro di Giancristiano Desiderio (“Della barzelletta e altri problemi filosofici”, Rubbettino), che sostiene che Vico superò Cartesio quanto a comprensione filosofica dell’umorismo. Può essere, dice Ferraris, ma Vico nei suoi libri non era mai spiritoso. Mentre Cartesio, magari senza darlo a intendere, spesso tirava fuori l’arguzia. La frase citata è un esempio.
Purtroppo, Ferraris riporta la frase senza virgolette. Potrebbe essere una sua parafrasi. Ho dato la caccia alla versione originale nell’edizione che ho di “Le passioni dell’anima” (Universale Laterza, vol. 4) ma non l’ho trovata. Forse mi è sfuggita, o forse Ferraris ricorda male e il passo è altrove.
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Frase bonus: “Si nota che quanti hanno difetti molto appariscenti, per esempio, zoppi, gobbi, guerci, oppure hanno ricevuto qualche pubblico affronto, sono particolarmente portati alla canzonatura, perché, desiderando di vedere tutti gli altri disgraziati come loro, si allietano dei mali che toccano al prossimo e li ritengono meritevoli”.
Cartesio, “Le passioni dell’anima” (p. 105, questa è sicura).
