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"Per la grandissima parte, gli attacchi terroristici suicidi sono guidati non tanto dalla religione, quanto da un obiettivo strategico chiaro: costringere democrazie moderne a ritirare forze militari da territori che i terroristi vedono come una madrepatria"

Pietro MiccaRobert Pape, politologo dell’Università di Chicago e autore di “Dying to Win”, in un’intervista del 2005 ad “American Conservative” (via Alex Tabarrok e Steve Levitt).

Nell’intervista, Pape citava il Libano, lo Sri Lanka, la Cecenia, la Palestina, il Kashmir, che sono regioni dove governi centrali o paesi stranieri si impongono a minoranze autoctone. Oggi possiamo aggiungerci l’Iraq.

Il concetto sta a fagiolo sul nostro Pietro Micca, che non era un fondamentalista religioso, ma si fece esplodere contro gli occupanti austriaci.

La teoria di Pape mi colpisce perché suona realistica e perché ha conseguenze preoccupanti. Intanto, ci costringe a dare ragione a Bush quando dice che l’invasione dell’Iraq serve quanto meno a impegnare i terroristi a casa loro. Diciamo a dargli ragione tecnicamente.

Inoltre, c’è il rischio che dopo il ritiro delle truppe americane dall’Iraq (fra un anno? fra due?) i terroristi islamici tornerebbero presto a concentrarsi sull’altra occupazione nella regione, quella israeliana in Palestina.