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"Chi si chiama Dennis o Denise ha una probabilità leggermente maggiore delle persone con altri nomi di fare il dentista"

Jonathan HaidtJonathan Haidt, professore di psicologia all’Università della Virginia, in “The Happiness Hypothesis” (p. 28). E’ uno dei tanti dati noti che mostrano che il nome di una persona influenza le sue scelte: Dennis, Denise…, dentist. Altri esempi: i George hanno maggiori probabilità di trasferirsi in Georgia, i Jerry hanno maggiori probabilità di sposare le Judy.

In “The Happiness Hypothesis”, Haidt riflette sulle implicazioni morali di una serie di scoperte fatte dagli psicologi sperimentali negli ultimi trent’anni. In teoria è un lavoro per i filosofi ma, mi pare, quelli contemporanei trovano più pratico servirsi di vecchie teorie immaginarie della natura umana.

I capitoli più interessanti sono il 2, sulla frammentazione della personalità (l’unico filosofo ad occuparsene seriamente è stato - per quel che ne so - Jon Elster) e il 9, sulla religione. Haidt sostiene che la religione sorge da antichi sentimenti primari di disgusto ed elevazione. Mircea Eliade aveva detto qualcosa di simile, ma Haidt ci aggiunge materiale empirico interessante e, almeno per me, nuovo.

Avvertenza: sempre nel 9, Haidt (che si dichiara ateo) si sbilancia molto a favore della religione. Pur senza prendere posizioni da ateo devoto, dice che i sentimenti religiosi sono “picchi” dell’esperienza di cui sia la società sia gli individui hanno bisogno. E’ un’opinione rispettabile. Purtroppo, nella pagina dei ringraziamenti a fine volume si scopre che Haidt ha avuto un finanziamento dalla Templeton Foundation. E’ una ricca fondazione americana che ha fama di finanziare “scienziati che sono pronti a dire qualcosa di simpatico sulla religione” (Richard Dawkins).